GRASS GAME

2014  lawn, mirror, soil, seedcoal - 520x210 cm

Concept

Borrowing the universally accepted idea that a grass field is a relaxing encounter space, this project sets up a particular space that should be intended as a pattern leading to a peculiar state of awareness.

Three circular mirrors represent a real chance of mirroring the self, a high-tech canvas depicting living reality, a camera shooting ephemeral instants. To be intended as sitting surfaces able to reveal and disclose any sense of uncomfortableness, any pang of embarrassing disquietude, these truth-teller mirrors offer further walking paths. So, channels carved into earth drive the public to a big fertile circle, an engraved planting field.

The pattern created is like a risking game which the public adventures itself into. The disclosure of any uneasiness, of any unhideable imperfection would induce the individual to abandon the space, apparently dissolving its embarrassment. Or it would urge the human to flee towards the land as to return to the primordial state of being, as to be aware of the need to focus on noumenical experiences instead of phenomenic ones.

 

Why “Grass Game” ?

 

Firstly, the name itself of the installation is able to encourage the public to participate and adventure on the mirrors. In fact the mirror has always been a fascinating object, providing a chance for an innocent and innocuous form of entertainment. Moreover, being also sitting surfaces, they can stimulate people to gather together and to live “green-ly” the outdoor space. Secondly, “Grass Game” has, actually, a regenerative capacity since participants can spread seeds and water on the big fertile circle, feeding into individual an eco-sustainable conscience. 

Concetto

 

Mutuando l'idea universalmente accettata che un prato è un ameno luogo di incontro, questo progetto è la creazione di uno spazio da intendersi come schema capace di condurre il fruitore ad un particolare stato di coscienza. I tre specchi circolari sono estrinsecazione della reale possibilità di specchiare e riflettere il sè; essi sono una tela hi-tech che dipinge la viva realtà; un obiettivo che cattura istanti effimeri. Gli specchi, qui, risultano essere in grado di svelare ogni senso di disagio, ogni fitta di imbarazzante inquietudine. Ulteriori sentieri scolpiti nel manto erboso, poi, conducono ad un grande elemento circolare, un campo da coltivare. Lo schema creato è un gioco-rischio nel quale il fruitore può osare avventurarsi. L'esposizione di qualsiasi disagio, la messa a nudo di qualsiasi imperfezione impossibile da nascondere, potrebbero indurre il fruitore ad abbandonare lo spazio, dissolvendo solo apparentemente il proprio imbarazzo. Oppure il fruitore potrebbe essere spinto a percorrere la terra, a fuggire verso la circolarità, volgendo lo sguardo ad un ritorno allo stato primordiale dell'essere, alla necessità di vivere più esperienze noumeniche che fenomeniche.

Perchè "Grass Game"?

 

In primo luogo, il nome dell'installazione è in grado di incoraggiare il pubblico a prendevi parte e ad avventurarsi sugli specchi. Lo specchio è da sempre un oggetto affascinante, un'innocente e innocua forma di intrattenimento. Inoltre, comportandosi anche come superfici sulle quali poter sedersi, gli specchi qui stimolano i fruitori a raccogliersi e a vivere in maniera verde lo spazio esterno. In secondo luogo, "Grass Game" ha effettivamente una capacità rigenerativa nella misura in cui il fruitore può spargere semi e acqua sul grande cerchio fertile, insinuando nell'individuo una coscienza eco-sostenibile.